La Commissione europea ha proposto una nuova colorazione per classificare i Paesi dell’Ue ad alto rischio Coronavirus: il “rosso scuro”. Tra le aree individuate in una prima simulazione ci sarebbero anche alcune zone d’Italia. L’idea era stata anticipata lo scorso 22 gennaio dalla presidente Ursula von der Leyen durante un vertice. A dare ulteriori dettagli è stato ora il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders.

I Paesi verrebbero suddivisi in aree arancioni, grigie, rosse o rosso scuro. La definizione di dark red si applicherebbe a quelle aree in cui il tasso di notifica delle infezioni ogni 14 giorni è di 500 o più positivi ogni 100 mila abitanti. I dati sono basati sulla mappa del contagio in Ue realizzata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Nella lista dunque non ci sarebbe solo il nostro Paese: in tutto sono «10 o 20» le aree in cui «il virus circola a un livello molto alto».

A quanto si apprende, il bollino rosso scuro dovrebbe riguardare a oggi «ampie aree del Portogallo e della Spagna e alcuni territori in Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi». Stando all’ultimo aggiornamento della mappa dell’Ecdc pubblicata sul loro sito – e riferibile alle prime due settimane di gennaio -, le aree italiane coinvolte dovrebbero essere quelle del Nord-Est: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e PA di Bolzano.

Le precauzioni: no agli spostamenti

Per chi proviene da quelle aree, saranno previsti test prima della partenza e una quarantena all’arrivo. In ogni caso, la Commissione europea non sconsiglia solo i viaggi nelle aree ad alto rischio, ma mette in guardia dagli spostamenti in generale. Alla luce delle nuove varianti Covid, i viaggi non essenziali restano «fortemente scoraggiati finché la situazione epidemiologica non sia migliorata considerevolmente». Si pensa a rendere obbligatorio per tutti il test alla partenza, ad adottare misure più restrittive e alla compilazione obbligatoria di «un modulo digitale europeo comune per la localizzazione dei passeggeri», che «favorisca l’elaborazione rapida delle informazioni e migliori lo scambio di dati tra Stati membri».

La discussione è avanzata proprio nei giorni in cui in Ue si sta iniziando a discutere di passaporto vaccinale – cioè uno scambio di dati – per permettere ai cittadini vaccinati di muoversi liberamente tra i vari confini e per risollevare un minimo il turismo. L’ipotesi, benché non esclusa dalla Commissione, ha lasciato perplessi molti: sia perché non si hanno certezze sulla capacità del vaccino di frenare già i contagi, sia perché la percentuale di vaccinati è ancora troppo bassa.