Bombardamenti in Siria, linea dura sui diritti civili in Cina e in Arabia Saudita e adesso sanzioni per la Russia. A distanza di pochi giorni dal trasferimento dell’oppositore russo Alexei Navalny nella colonia penale numero 2, a circa duecento chilometri da Mosca, l’amministrazione di Joe Biden compie un nuovo importante passo in politica e decide di punire il Cremlino imponendo sanzioni su sette ufficiali russi, tra cui anche il vice capo dello staff dell’amministrazione presidenziale Serghei Kiriyenko. Lo fa di concerto con l’Unione europea, che a sua volta ha iscritto nella sua black list quattro ufficiali russi: il capo del comitato investigativo russo Alexander Bastrykin, il capo della guardia nazionale Viktor Zolotov, il capo del servizio carcerario federale Alexander Kalashnikov e il procuratore generale Igor Krasnov. Questi ultimi (Kalashnikov e Krasnov) sono stati sanzionati anche dagli Stati Uniti insieme ai viceministri della Difesa Aleksei Krivoruchko e Pavel Popov e il capo del dipartimento interno del presidente russo Andrei Yarin.

Le sanzioni americane

Manca all’appello un ultimo nome, al momento ignoto, che potrebbe essere tra quelli consegnati in una lista (35 in tutto) alle autorità statunitensi da Navalny, prima del suo ritorno in Russia e della sua condanna. L’intento, però, è chiarissimo. Come scrive la Cnn, un alto funzionario dell’amministrazione ha definito l’avvelenamento di Navalny nell’agosto 2020 come un tentato omicidio, mentre un altro funzionario ha rivelato che l’intelligence americana ritiene che il mandante sia stato il servizio di sicurezza russo. «È chiaro che i funzionari russi hanno preso di mira Navalny per il suo attivismo e gli sforzi fatti per rivelare verità scomode sulla corruzione dei funzionari russi e dare voce alle legittime lamentele dei cittadini russi – dichiara uno dei funzionari -. Vogliamo mandare un segnale chiaro che l’uso da parte della Russia di armi chimiche [un riferimento all’agente novichok, usato per avvelenare Navalny ndr] e la violazione dei suoi impegni internazionali sui diritti umani hanno gravi conseguenze».

Lavrov promette «reciprocità»

Sia gli Stati Uniti sia l’Unione europea – che aveva già introdotto delle sanzioni ad ottobre – sono tornati quindi a chiedere la scarcerazione di Navalny, che nei giorni scorsi è stato trasferito in gran segreto nella colonia penale nella cittadina di Pokrov, carcere notoriamente duro. Ma le sanzioni di oggi dovrebbero essere soltanto le prime di una lunga serie, visto che gli Usa intendono punire il Cremlino anche per l’attacco hacker dello scorso anno e per le taglie russe sulle truppe statunitensi in Afghanistan. La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Già prima dell’annuncio di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti, il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato all’agenzia di stampa Tass che il Cremlino avrebbe sicuramente risposto. «Nessuno ha cancellato una delle regole della diplomazia – ha dichiarato Lavrov -, la reciprocità».

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