Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, intervenendo alla tavola rotonda “Investire sul futuro: l’Italia alla sfida del Next Generation Eu” organizzata dalla 24Ore Business School, ammette che qualcosa, al Concorso per il Sud, è andato storto. «Abbiamo cambiato il modo di fare i concorsi, non sempre però la risposta sembra essere pari alle attese», ha detto. Solo 821 gli assunti a fronte di 2.800 profili ricercati con urgenza per gestire i fondi di coesione già da luglio. A questo si aggiunga il rischio, come già denunciato da Open, che in molti degli idonei potrebbero non accettare l’incarico poiché ritenuto poco conveniente.

Brunetta parla del flop del Concorso per il Sud

«Forse abbiamo sbagliato qualcosa perché il contratto a termine, forse, non è così appetibile, un salario medio basso non è così appetibile per cercare delle skills specialistiche e il gioco è complicato», ha aggiunto Brunetta. Il problema del Concorso per il Sud, infatti, è che ai candidati è stato offerto un contratto di 3 anni, con uno stipendio di 1.400 euro al mese e senza alcuna prospettiva certa per il futuro. Altro che “posto fisso” alla Zalone. A questo si aggiunga che, almeno inizialmente, con le preselettive per titoli ed esperienze, il Concorso per il Sud rischiava di “tagliare” fuori i neolaureati e di includere soltanto i professionisti, di 35-40 anni, nella maggior parte dei casi già con un lavoro e con un contratto solido alle spalle. Un concorso che, di fatto, avrebbe potuto attrarre i neolaureati ma non, di certo, i professionisti ad alta specializzazione.

«Ha pesato anche la contemporanea ripresa di molti concorsi pubblici»

Già l’1 luglio, come si vede in alcune slide presentate in audizione alle Commissione Affari Costituzionali e Giustizia in Senato, il ministro Renato Brunetta parlava di «scarsa partecipazione al concorso» che di fatto ha «impedito il raggiungimento dell’obiettivo» di assumere i 2.800 tecnici qualificati previsti nel bando. L’esito del concorso, dunque, «induce a un’ampia riflessione sull’attrattività della pubblica amministrazione per figure di elevata specializzazione». «Ha pagato – spiegava il ministro – l’impianto originario del concorso, impostato dal precedente governo per reclutare esperti con contratti a tempo determinato e retribuzioni standard medio-basse. Evidentemente l’offerta è stata giudicata insufficiente. Ha pesato anche, oltre al perdurare dello stato di emergenza legato al Covid, la contemporanea ripresa di molti concorsi pubblici che favorisce da parte dei candidati una maggiore selezione di quelli a cui effettivamente partecipare». Ma adesso – conclude – «è necessario un serio approfondimento sulle condizioni di inquadramento delle figure più qualificate, anche dal punto di vista retributivo, e sulla qualità e tipologia degli strumenti di selezione».

Foto in copertina: ANSA/ETTORE FERRARI