La crisi di governo è stata formalizzata: Giuseppe Conte è salito al Quirinale alle 12.01 per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ufficializzare le dimissioni del governo da lui presieduto. Il premier dimissionario ha poi lasciato il Colle dopo mezz’ora. Domani pomeriggio l’inizio delle consultazioni, in streaming a causa della pandemia di Coronavirus. Dopo aver incontrato la presidente del Senato, Elisabetta Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico, Conte è rientrato a Palazzo Chigi.

Bellanova: «Ripartire dal perimetro di maggioranza. Conte? Non c’è solo lui»

L’ex ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, una dei dimissionari renziani insieme a Bonetti e Scalfarotto, non pone veti sulla possibile presenza di Giuseppe Conte nel nuovo governo. «Quello che auspichiamo» ha detto a Radio 1 «è che si riparta da perimetro maggioranza e, se ci sono le condizioni, allargare ma mettendo al centro i temi. Per noi c’è Conte ma non c’è solo Conte». L’ex ministra ha poi invocato nuovi lavori sul Recovery Fund: «È stato migliorato ma rimane non soddisfacente e questo non lo dice Italia viva ma l’Europa».

Salvini e Meloni dopo il vertice: «Nessuna spaccatura, uniti al Quirinale per dire no al Conte ter»

Il centrodestra davanti a Mattarella andrà unito. È quanto si evince dalle dichiarazioni di più esponenti subito dopo il vertice avvenuto nel primo pomeriggio di oggi 26 gennaio. «Andremo con una delegazione unitaria del centrodestra al Quirinale per ribadire il nostro “no” al Conte Ter» ha annunciato Matteo Salvini. «Bisogna ridare la parola agli italiani», ha continuato Giorgia Meloni, convinta allo stesso modo sulla compattezza assoluta del centrodestra. «Oggi si conferma la nostra solidità, domani ci presenteremo al Quirinale con i partiti più grandi e con quelli più piccoli. Stiamo dimostrando che italiani hanno una chiara alternativa per un governo stabile».

Ad aggiungere dichiarazioni di rinforzo sulla non spaccatura anche il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani: «Siamo forze diverse ma capaci di fare sintesi, ora ci affidiamo alla saggezza dello Stato», ha detto alla stampa subito dopo il vertice. «Voteremo solo i provvedimenti che servono agl italiani» ha continuato Tajani, «un governo di unità nazionale non è un governo Ursula».

Italia viva: «Non faremo nomi a Mattarella»

L’ex sottosegretario all’Economia Ivan Scalfarotto anticipa che nel corso delle consultazioni, previste nella giornata di domani 27 gennaio, Italia viva «non farà un nome particolare» davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la costituzione del governo. «Quello che chiederemo» ha continuato Scalfarotto, «è un governo all’altezza». Nell’intervista rilasciata giorni fa ad Open, l’ex sottosegretario renziano aveva spiegato le motivazioni della rottura.

Iniziato il vertice del centrodestra. Fonti della Lega ad Open: «Si temono fughe in avanti da Forza Italia»

È ufficialmente cominciato il vertice del centrodestra con la presenza di Matteo Salvini, Giorgia Meloni, i rappresentanti dell’Udc, di tutti i partiti della coalizione e con Silvio Berlusconi in collegamento via Zoom. Poco prima dell’inizio alcune fonti della Lega avevano rilasciato dichiarazioni ad Open sui dubbi relativi a Forza Italia: «Si temono fughe in avanti verso un governo di larghe intese», avevano fatto sapere. Dall’altro lato erano arrivate anche le dichiarazioni del vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani sull’intenzione di non lasciare il centro destra. «Non c’è nessuna possibilità che Forza Italia esca» aveva fatto sapere Tajani, per poi rimettersi «alla saggezza» del capo dello Stato e alla possibilità «di un governo di unità nazionale stabile e serio». In caso contrario il vicepresidente opterebbe per il ricorso al voto, «strumento per assicurare un governo serio».

Nella mattinata anche Gianfranco Rotondi di Forza Italia aveva espresso ad Open le stesse intenzioni di Tajani: «Probabile un governo di unità nazionale». Alla domanda se con con Conte o senza Conte aveva risposto: «Un altro premier i Cinque stelle non lo reggono, quindi bisognerà dialogare su questa opzione». Di contro le dichiarazioni del senatore Gianmarco Centinaio della Lega: «No al governo di unità nazionale», ha detto a Radio 1 poco prima del vertice, «un’altra esperienza come Monti, Dio ce ne scampi. La soluzione è un governo di centrodestra con Salvini premier». Secondo Centinaio potrebbero esserci poi dei responsabili «che vogliono sostenere un governo di centrodestra» e non esclude una possibile apertura a Italia Viva.

Ue: «Seguiamo gli sviluppi, ansiosi di tornare a lavorare con l’Italia»

Il portavoce della Commissione europea Eric Mamer sentito da Ansa ha commentato l’attuale situazione politica italiana subito dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte. «Stiamo seguendo gli sviluppi. Siamo ansiosi di continuare a lavorare con le autorità italiane sulle molte questioni che affrontiamo insieme e le iniziative che abbiamo intrapreso in questo periodo difficile».

Il consiglio dei ministri

L’annuncio delle dimissioni, come anticipato, è stato dato stamane nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri di questo esecutivo. Un cdm durato appena 40 minuti, in cui l’ultimo atto del governo Conte II si è consumato: l’approvazione di un decreto legge sull’autonomia del Coni – per salvare la partecipazione dell’Italia alle prossime Olimpiadi, alla vigilia del comitato esecutivo del Cio. «Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme», ha detto Conte.

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Il premier dimissionario avrebbe ricevuto in cdm il sostegno dei capi delegazione del M5s Alfonso Bonafede, del Pd Dario Franceschini e di Leu Roberto Speranza. «Abbiamo affrontato la pandemia e una delle fasi più difficili della storia repubblicana al meglio delle nostre capacità e crediamo con molti risultati positivi, grazie alla guida del presidente Conte e al sostegno delle nostre forze politiche», ha detto Franceschini. «Questo cammino ci consente oggi di pensare a questa maggioranza anche in prospettiva, come una area di forze riformiste alleate non solo temporaneamente. Per questo è fondamentale salvare questa prospettiva anche nel percorso della crisi che abbiamo davanti».

«Il gruppo dei responsabili formalizzato prima delle consultazioni»

Si procederà a ritmi serrati perché la crisi di governo duri il meno possibile, speranza del Capo dello Stato che emerge da diversi retroscena. Le ipotesi sono tutte sul piatto, ma il presidente della Repubblica vorrebbe una maggioranza più solida per permettere all’esecutivo di navigare in acque tranquille verso la fine della legislatura. «Fonti del Partito Democratico dicono che il nuovo gruppo parlamentare dei responsabili sarà formalizzato prima delle consultazioni», dice su La7 Alessandra Sardoni in collegamento dal Quirinale. Quindi ai senatori che hanno votato la fiducia a palazzo Madama al Conte II nei giorni scorsi si aggiungerebbero nuovi nomi per portare la maggioranza al Senato a quota 161. Senza i renziani.

Il Capo dello Stato dovrebbe fissare l’obiettivo di una maggioranza assoluta al Senato, che dia un appoggio il meno precario possibile al prossimo governo. Anche perché a Pd e M5s potrebbe non bastare un eventuale ritorno di Italia viva sui banchi del governo: l’instabilità che potrebbero creare nuove richieste di Matteo Renzi preoccupano le forze di maggioranza.

Si guarda verso il centrodestra, in particolare a Forza Italia e ai parlamentari di Giovanni Toti. Tra i forzisti papabili per il sostegno a un nuovo esecutivo ci sono Biasotti, Cangini, Minuto, Tiraboschi e Vitali. Il senatore Andrea Cangini, a Open, alla domanda su un suo possibile passaggio, ha risposto: «Sono pronto ad assistere all’uscita di scena di un governo, quello fintamente guidato da Giuseppe Conte, che non ha mai cominciato a governare. Il resto è nelle mani del capo dello Stato…».

I deputati di Cambiamo “agitano” il nome di Draghi

«Ora che le dimissioni di Conte sono effettive, chiediamo che ci sia uno scatto di responsabilità della politica», dicono i deputati di Cambiamo! (il gruppo che fa riferimento al presidente della Liguria Giovanni Toti) Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Giorgio Silli e Alessandro Sorte. Nei retroscena si parla di tre deputati totiani che potrebbero far parte di una nuova maggioranza. «Il governo di salute pubblica che serve al Paese è sostenuto da tutte le forze politiche e caratterizzato da figure di comprovata professionalità e autorevolezza. In questo senso, non può che venire in mente il nome di Mario Draghi». Un nome che piace al centrodestra e non solo, ma anche un personaggio che non ha mai rilasciato commenti sul suo coinvolgimento.

La «maggioranza Ursula»

L’ipotesi di un allargamento, a determinate condizioni, della maggioranza coinvolge anche +Europa. «Abbiamo indicato la strada della maggioranza Ursula, cioè replicare in Italia la maggioranza che in Europa sostiene l’attuale Commissione. Servirebbe un’altra maggioranza con un altro premier per il piano vaccinale e per fare in modo che il Next Generation Eu non venga usato per la campagna elettorale ma perché diventi uno strumento per le future generazioni», dice il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova.

Di Maio: «Crisi di governo senza senso»

Una «crisi di governo senza alcun senso», scrive l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio su Facebook, «mentre stiamo lottando contro i colossi farmaceutici che ci hanno bloccato le forniture di vaccini. Dovrebbe esserci un Governo solido che fa sentire la propria voce e invece siamo alle prese con una inspiegabile fase di incertezza. E intanto il virus avanza, con medici e infermieri impegnati in prima linea per salvare vite umane». Il Movimento, per Di Maio, resta «il baricentro del Paese e insieme al presidente Giuseppe Conte offriremo il nostro contributo per la stabilità».

Le prossime tappe

Dal pomeriggio di domani il Capo dello Stato dovrebbe dare il via alla consultazione dei gruppi parlamentari, mentre a Montecitorio alle 12.30 si è tenuta in Sala della Regina la capigruppo per i cambi di calendario conseguenza della crisi. Le commissioni sono ferme e tali resteranno, fatta eccezione, sembra, per quelle impegnate sul Recovery Fund.

Per domani invece, alle ore 14, è convocata la direzione nazionale del Pd che si svolgerà da remoto con all’ordine del giorno la situazione politica, la crisi di governo e la relazione del segretario.

L’assemblea di Italia Viva

Era prevista in serata, alle 22.30 (ma l’incontro è slittato a domani), l’assemblea dei gruppi di Italia Viva in videoconferenza. I gruppi erano già convocati in vista del voto sulla giustizia: all’ordine del giorno della riunione ci sarà adesso la linea rispetto alla crisi aperta dalle dimissioni di Conte.