Il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe sui dati Covid in Italia parla di una curva che ha smesso di scendere, provocando in alcune Regioni persino un’inversione di tendenza. Dal 27 gennaio al 2 febbraio il report ha registrato una «stabilizzazione dei nuovi casi», 84.652 da 85.358, e «segnali che impongono di tenere alta l’attenzione sulle nuove varianti». Sono 9 le Regioni in cui si osserva un incremento dei contagi, 5 quelle in cui si registra un aumento degli attualmente positivi per 100 mila abitanti. I segnali di preoccupazione a cui il documento si riferisce sono proprio questi: conseguenze di «un esaurimento degli effetti del decreto Natale».

Le zone che preoccupano

Con il rallentamento della discesa dei contagi pari al – 0,8%, le Regioni in cui i casi hanno ricominciato a salire preoccupano più di tutte. Abruzzo, Campania, Liguria, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Toscana e Umbria sono al centro dell’allarme lanciato da Gimbe, insieme alla Lombardia, che ha registrato un arresto nella discesa. Gli attualmente positivi su 100 mila abitanti sono aumentati in Abruzzo, Molise, Provincia Autonoma di Trento, Toscana e Umbria.

Non scende la pressione ospedaliera

Sui ricoveri in terapia intensiva e in area medica il report Gimbe registra un lieve calo: –6,7% per l’area critica, – 4,9% le ospedalizzazioni ordinarie. Cifre che risultano ancora insufficienti per uscire dalle soglie limite di occupazione. «Nonostante un’ulteriore lieve discesa di ricoveri e terapie intensive, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 6 Regioni quella del 30% delle terapie intensive», commenta Renata Gili, responsabile di Gimbe per la Ricerca sui servizi sanitari.

Decessi in diminuzione

Il fronte delle vittime riporta dati con il segno meno. Sono 2.922 i decessi dal 27 gennaio al 2 febbraio, il -10,5% rispetto ai 7 giorni precedenti.

Vaccinazioni: «Troppa differenza tra le Regioni»

Secondo l’aggiornamento del 3 febbraio, hanno completato il ciclo vaccinale, ricevendo cioè anche la seconda dose, 808.306 mila persone, cioè l’1,36% della popolazione. Ma quello che evidenzia Gimbe è il grande gap tra le Regioni: si va dallo 0,80% della Calabria all’1,89% dell’Emilia Romagna. «A causa dei rallentamenti nelle forniture» Gimbe fa poi sapere che negli ultimi 12 giorni sono state somministrate quasi tutte seconde dosi, con il 71% di iniezioni eseguite su operatori sanitari e socio-sanitari, il 19% a non sanitari, il 9% a ospiti delle Rsa e l’1% a over 80.

«Nel bel mezzo della crisi di governo» ha commentato il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, «attraversiamo una delle fasi più critiche della pandemia: da un lato il rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro i primi segnali di una circolazione del virus, indubbiamente sottostimata». Alle problematiche elencate si aggiunge anche la preoccupante questione delle varianti: «Una minaccia che rischia di far impennare la curva dei contagi».

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