Il tavolo è saltato. «Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei Niet dei colleghi della ex-maggioranza». Sarebbero questi i nodi del mancato accordo per superare l’impasse della crisi di governo tra le forze di maggioranza, esplicitate su Twitter dal leader di Italia Viva Matteo Renzi, dopo la chiusura del giro di consultazioni del presidente della Camera Roberto Fico che salirà al Colle alle 20.30 per riferire al presidente della Repubblica Mattarella.

In tutta risposta, fonti del Partito Democratico hanno reso noto che «Renzi aveva fatto richieste sugli assetti di governo ancor prima che fosse dato l’incarico a Conte e poi la rottura inspiegabile», aggiungendo che il leader di Italia Viva avrebbe anche tentato di scegliere i ministri da inserire nel nuovo esecutivo tra gli esponenti del Pd. Una frattura tra le forze di maggioranza e Italia Viva andata via via inasprendosi durante dalla mattinata sino all’ultimo minuto. Anche Loredana De Petris, senatrice di LeU e capogruppo del Gruppo Misto, ha attaccato i renziani: «Italia Viva ha dato parere contrario su tutto e non si scioglie la riserva su Conte. Entriamo in una fase difficile in cui è difficile che possa accadere qualcosa di diverso dalle elezioni».

Crimi: «Chi ha cominciato a metter veti è stato Matteo Renzi»

Sulla stessa linea d’onda anche il Movimento 5 Stelle che, in una nota, rende noto che: «Da parte di Renzi sul tavolo c’era solo la questione delle poltrone. Poltrone che ha chiesto, contrariamente a quanto sostenuto in questi giorni. Oltre a chiederle, il senatore di Rignano, voleva decidere anche per conto delle altre forze politiche». Il capo politico ad interim dei pentastellati, Vito Crimi, ai microfoni del TgLa7, ha dichiarato: «Il risultato di questa giornata è a tutti chiaro». «Siamo partiti con i tavoli e aperti al dialogo sui temi. Malgrado questo c’è stato un continuo no da parte di Italia Viva. L’obiettivo è più evidente rispetto al passato: e questa è stata la richiesta più pressante – dichiara Crimi -. Non abbiamo ricevuto nessuna rassicurazione su Giuseppe Conte. Noi non abbiamo messo nessun veto, perché non è questo il momento di mettere nomi. Alla fine chi ha cominciato a metter veti è stato Matteo Renzi, nel tentativo di recuperare qualche poltrona».

La tensione crescente durante la giornata

Già nel pomeriggio Renzi avrebbe scritto sulla chat dei parlamentari di Italia Viva che «lo scontro è altissimo sui contenuti: dal Mes alle infrastrutture, dalla giustizia alla Torino-Lione e, ovviamente, sui nomi». «Crimi – avrebbe scritto ancora Renzi ai parlamentari di Italia Viva – ha detto che non intendono cedere su nessuno a cominciare da Bonafede e Azzolina. Domenico Arcuri e Mimmo Parisi (presidente Anpal, ndA) non si toccano. Possono sostituire la Catalfo solo se non ci va la Bellanova. E per vicepremier al momento è in ballo Riccardo Fraccaro con Andrea Orlando».

È evidente che lo scontro è stato su una serie di contenuti, ma tutto questo è stato inevitabilmente corredato dai relativi nomi, finché non si è giunti al dunque, che apre ora per il Quirinale, apre due strade: o un possibile incarico esplorativo al premier dimissionario Conte, oppure la strada di un governo istituzionale, guidato – secondo i nomi che son circolati con maggior forza negli ultimi giorni – o dall’ex presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia o dall’ex presidente della Bce Mario Draghi. Insomma, tutto torna ora nelle mani del Quirinale e del Capo dello Stato Sergio Mattarella.