«Ringrazio per la fiducia il presidente della Repubblica per l’incarico. Questo è un momento difficile. La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione: per questo rispondo positivamente all’appello di Mattarella. Sono fiducioso che emergerà l’unità. Scioglierò la riserva al termine delle consultazioni con i partiti». Così Mario Draghi ha accettato l’incarico dopo più di un’ora di incontro con Sergio Mattarella al Quirinale.

Poi l’ex presidente della Bce si è recato a colloquio con il presidente della Camera Roberto Fico – terza carica dello Stato ed “esploratore” che ha visto l’ipotesi di un governo di maggioranza in continuità con il dimissionario naufragare poche ore fa – e a seguire con la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Un’ora e un quarto è poi durato l’incontro a palazzo Chigi nel primo pomeriggio con il premier uscente Giuseppe Conte. In merito al destino di quest’ultimo, ambienti del Movimento 5 Stelle fanno permeare che non sarebbe disponibile a fare il ministro in un nuovo eventuale governo guidato da Mario Draghi. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate dall’Ansa al riguardo, non confermano né smentiscono l’indiscrezione.

Le consultazioni del presidente incaricato poi, potrebbero cominciare a Montecitorio a partire da domani.

Dopo la chiamata al Colle alle 12 di oggi, 3 febbraio per formare un governo di alto profilo, stamattina Piazza Affari ha fatto faville. L’apertura ufficiale della Borsa di Milano è infatti salita del 2,6% – ora invece al +3% – dopo i primi istanti e lo spread tra Btp e Bund è sceso, arrivando alla soglia dei 100 punti base.

L’ex presidente della Bce viene definito da Bloomberg come la «miglior opzione possibile per la guida dell’Italia», agli occhi degli investitori. Draghi sarebbe quindi l’uomo in grado di «porre fine all’ingovernabilità del Paese». Alle 9 di questa mattina una pattuglia dei carabinieri ha preso posizione davanti all’abitazione romana dell’economista.

Il M5s al bivio

ANSA | Vito Crimi

«Renzi aveva come obiettivo di spaccare tutto e tutti. E tra le varie cose questa soddisfazione non gliela dobbiamo dare». Sono le parole del capo politico reggente del M5s Vito Crimi all’assemblea dei gruppi del partito. «Se avessimo detto no venerdì scorso saremmo stati noi definiti i responsabili del risultato che si è comunque verificato oggi. Per questo abbiamo fatto un passo in avanti e abbiamo provato fino all’ultimo a dare al Paese un governo politico». Un governo tecnico – si chiede Crimi – «avrebbe mai potuto fare il reddito di cittadinanza? Avrebbe potuto fare misure costose ma innovative e di rilancio come il superbonus al 100% e le comunità energetiche? Queste sono operazioni che può fare un governo politico, non un governo che ha la necessità di far quadrare i conti. Un tecnico non fa il bene del Paese, abbiamo già dato», prosegue.

«Per qualunque misura a livello parlamentare si deve sempre o comunque passare da noi. Questo è un patrimonio che non dobbiamo disperdere, noi siamo determinanti anche nel caso in cui dovesse nascere questo governo. Se non possiamo far nascere un governo tecnico noi possiamo però essere determinanti nelle scelte, su qualunque cosa. Al di là di quello che faremo, quando è se dovesse nascere questo governo tecnico noi saremo condizionanti», dice ancora Crimi.

«Abbiamo bisogno di un governo politico», rilancia il ministro per lo Sviluppo Economico uscente Stefano Patuanelli. «Siamo una Repubblica parlamentare, dobbiamo continuare a fare politica per il bene del Paese e per questo ci serve un governo politico. Mattarella è stato molto chiaro, lo spettro delle elezioni è reale. Quindi calma e sangue freddo, senza di noi non può esserci un governo perché siamo il gruppo più numeroso in Parlamento e noi riteniamo serva un governo politico».

Il Sì di Renzi e Salvini

Ha spaccato la maggioranza in due, aprendo una crisi di Governo che si è conclusa con un nulla di fatto: Matteo Renzi ora fa il tifo per l’ex governatore della Bce. «Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche, Viva l’Italia», ha twittato.

Mentre il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo rilancia la “lealtà” nei confronti del premier dimissionario Giuseppe Conte, anche il leader del Carroccio Matteo Salvini apre all’ipotesi Draghi. L’obiettivo è che il centrodestra «vada unito alle consultazioni», dice il leader del Carroccio al termine del vertice del centrodestra. «Io lavoro perché il centrodestra sia sempre compatto».

«Non abbiamo pregiudizi», diceva stamane. «Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto. Voterà mezza Europa e lo faranno tante città italiane per cui la democrazia non può essere sospesa in questi mesi. Ma non sprechiamo questi mesi”. Nessun voto anticipato dunque, per ora. «Se si vota, questo avverrà a giugno. Inutile, dunque, perdere tempo. In queste settimane da qui ad allora – ha spiegato Salvini a Omnibus – il governo deve fare delle cose che servono all’Italia. Infine la stoccata ai responsabili. «Siamo in queste condizioni perché la maggioranza ha litigato per un anno e mezzo e si è sciolta come neve al sole. Siamo alla opposizione, disponibili a continuare il nostro lavoro», ha concluso.

Lo scetticismo di Orlando (Pd)

Scettico, invece, il giudizio del vicesegretario Pd Andrea Orlando. «Non basta dire “è arrivato Draghi, Viva Draghi”», ha spiegato a Radio Immagina. Bisogna dare una mano a Draghi perché può sembrare che la forza del nome possa risolvere i problemi ma è fuorviante perché per far nascere un governo c’è l’esigenza di una convergenza di forze sul programma per il Recovery Plan ma anche serve una grande capacità di sintonia con il paese per evitare che il rischio di una crisi economiche e sociale che crei una rottura. Per Orlando l’obiettivo dei prossimi mesi sarà «evitare gli errori del passato».

LeU si sfila

«Per quel che mi riguarda mi pare molto difficile che ci possa essere un sostegno a un governo di questo tipo», ha detto il leader di LeU Nicola Fratoianni. E ancora: «Naturalmente ne discuteremo nei gruppi parlamentari di Leu che sappiamo tutti non è un partito. Non c’è nessuna valutazione di carattere personale né su Mario Draghi o altri che saranno coinvolti in questa operazione, che è un’operazione dal punto di vista politico regressiva».

Brunetta (FI): Draghi è la persona giusta

«Mi auguravo che tutto questo avvenisse già un anno fa, all’inizio della pandemia, quando ci siamo resi conto della gravità della situazione sanitaria, economica e sociale. Bisognava allora fare un Governo di unità nazionale, di alto profilo», dice Renato Brunetta di Forza Italia a 24Mattino su Radio 24. «Se Draghi accetterà, sarà la persona giusta al momento giusto, nella situazione più difficile del mondo, quella italiana. Ma lui ce la può fare, col concorso di tutti», conclude.

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