«Volevo rispondere a tutte quelle persone che in questi anni mi hanno chiesto come iniziare a fare questo lavoro». E, così, l’attrice romana ha costruito sul suo profilo Instagram una guida-video per spiegarlo. L’intervista

La gente è costretta a rimanere a casa», dice Greta Scarano. «E chi fa intrattenimento, ora, è diventato una valvola di sfogo: serve, aiuta a passare il tempo, è di compagnia». E così tutti fanno dirette, tutti si dividono tra cucina, chiacchierate e concerti live. «Io non sono capace. È giusto che lo faccia chi ne è in grado: quei colleghi che si trovano a loro agio, che rispondono alle domande di chi li segue con naturalezza e che hanno quel senso particolare di spettacolo».

Greta – classe ’86, di Roma – ha pensato di fare una cosa diversa, e cioè costruire online, sul suo profilo Instagram, una guida-video su cosa voglia dire, in tutti i suoi aspetti, essere un attore.

«Non c’è nessuna ambizione», precisa; e per un momento la voce si spegne in una piccola pausa. «Volevo rispondere a tutte quelle persone che in questi anni mi hanno chiesto come iniziare a fare questo lavoro, da dove cominciare. Fare una cosa come questa, in più parti, su più argomenti, mi è sembrata la scelta migliore».

Si è fatta aiutare anche da qualche collega.
«Ho chiesto alle persone con cui ho più confidenza; non volevo – ecco – rompere le palle a nessuno. Da una parte, è stato un modo per occupare tempo. Dall’altra, è stato un modo per essere utile. E poi era anche un modo per dire una volta e per tutte qual è la mia visione di questo lavoro».

A che punto è arrivata?
«Mi manca ancora una parte fondamentale: quella in cui parlo delle lunghe attese e della capacità di tenere duro nei momenti difficili. Perché recitare è anche questo: resistere».

Il lavoro dell’attore suona come una missione solitaria.
«È un mestiere che esiste solo in relazione a un pubblico. C’è bisogno di qualcuno che ti guardi, che ti segua, che sia pronto ad ascoltarti. L’approccio allo studio di un personaggio è abbastanza solitario, sì. Ma poi bisogna confrontarsi anche con gli altri, con il regista e il resto della troupe. Personalmente le cose migliori mi sono successe collaborando con gli altri».

Crede che ci sia una mancanza di maestri?
«È un problema di sistema più che dei singoli individui. Forse non c’è solidarietà. Penso che sarebbe bello far parte di un movimento, di qualcosa che ci unisca. Ma non c’è – almeno, non mi pare che ci sia. Siamo molto condizionati dalla società in cui viviamo. Prenda Instagram: siamo superficiali, vogliamo apparire, vogliamo esserci. Forse, in questo senso, il coronavirus ci ha dato una calmata».

Ma di maestri da seguire ce ne sono?
«Io, i miei, me li sono cercati. Non c’è uno schema per gli attori, una traccia da seguire. Uno dei miei primi riferimenti è stato un insegnante di teatro russo. Si chiamava Leonida. Teneva un corso di regia. Avevo 19 anni, all’epoca. E per me, Leonida rappresentò un passaggio importante: mi fece capire che non bisogna solo fingere per recitare».

Altri incontri importanti?
«Stefano Mordini ti fa fare un lavoro di ricerca, non si accontenta mai, ti fa stare scomodo. E ti fa stare lontano dalla tua comfort-zone: lo fa non solo per te, come attore, ma anche per gli altri, per poter dare sempre il massimo».

Di Stefano Sollima, invece, che cosa mi dice?
«L’ho conosciuto durante le riprese di “Romanzo Criminale – la serie”; ho subito capito che aveva un grandissimo carisma. Sul set, riusciva ad ottenere tutto quello che voleva. Con lui, secondo me, devi fare uno sforzo in più. Perché è un regista di poche parole. Non sta lì a dirti tutto. Ti fa appena un gesto, delle volte. È uno molto sintetico, e per questo mi piace moltissimo».

Avete molte cose in comune?
«Anche io sono concreta. Con Stefano ti rendi conto di far parte di un gruppo e di una struttura tesi completamente all’intrattenimento. Ti dà tutti gli strumenti che ti servono, e poi sta a te. E sei tu a dover essere bravo».

Che cosa significa “essere bravi”?
«Vorrei saperlo anche io. Certe volte penso che significhi una cosa, altre volte un’altra cosa. Per come la vedo io, essere bravi significa trovare il proprio spazio, la propria dimensione, parlando al pubblico. È dare tutto il possibile e riuscire a trasmettere il proprio talento. Ma è anche altre cose. È bilanciare la voglia di arrivare con l’energia e il – mi passi il termine – culo. Essere bravi vuol dire fare bene il proprio mestiere. Non lasciare niente al caso».

Quanto sono importanti i no?
«Contano tantissimo. Ti fanno crescere, quando li ricevi. Se sei una persona sensibile, e se fai l’attore è probabile che tu lo sia, ti mettono alla prova. E i no che dai tu contano quanto i sì. Io ho rifiutato molte cose, perché sentivo che non erano giuste per me».

Il mondo dello spettacolo è un mondo pieno di invidia?
«Non lo so. Ci sono delle persone che si trovano, altre che non si trovano. Succede. Ma poi vedo le grandi star americane, specialmente le donne, che fanno gruppo ed è una cosa che, almeno a me, piacerebbe molto».

Invece qual è la realtà?
«Io sono stata fortunata. E la fortuna ha fatto in modo che incontrassi attori e registi con cui sono riuscita a legare. A livelli più alti, forse, è più difficile. Ci si guarda con una certa diffidenza. Non ci si conosce, e ci si lascia condizionare dai pregiudizi. Per tanti anni, ci siamo trovati in una situazione di mancanza di lavoro: tanti attori, pochi ruoli. E con poco lavoro, c’è molta competizione. Ora ce n’è di più, ma ci sono anche altri modi per emergere».

Prima non era così?
«Quando ero più giovane, era difficile emergere. Certo, capitava. Facevi il film o la serie giusti, e venivi notata. Arrivava il tuo momento. Ma poteva succedere di fare comunque fatica dopo, di non riuscire a trovare altro. Non è facile».

Conta di più il talento o la preparazione?
«Secondo me un attore con tanto talento ma senza preparazione ce la può fare. Ma un attore con tanta preparazione e senza talento no. Il talento è più importante della tecnica, direi».

Perché?
«Questo è un lavoro in cui devi capire quello che stai facendo, e prima ancora: in cui devi sentirlo. La tecnica ti permette di fare tante cose. Ma il talento, per me, è fondamentale: devi coltivarlo, devi curarlo; altrimenti anche quello, poi, rischia di diventare un contenitore vuoto».

E il talento cos’è?
«Credo che sia la capacità di trasmettere la propria empatia. Ma forse – ecco – è una definizione un po’ riduttiva».

Insomma, è un lavoro di testa. E di pancia.
«Io ho usato quasi sempre la testa. Ho bisogno di appoggiarmi a certi strumenti. E gli strumenti, per definizione, sono cose che restano, sono oggetti, sono punti di riferimento. Ma mi è anche capitato anche di lasciarmi andare e di perdere il controllo».

E che effetto fa?
«Usare la pancia è molto liberatorio. Io sono concreta, come le dicevo, ma sono anche impulsiva. È tutto abbastanza calcolato. Quando con un regista trovo l’intesa giusta, riesco a permettermi una combinazione di queste due cose. Per esempio, mi è capitato con Gianluca Maria Tavarelli e con Giacomo Battiato, due persone estremamente sensibili».

Ha ricominciato a suonare la batteria?
«Avevo pensato di iscrivermi a un corso, prima di quest’emergenza. Magari suonare con un gruppo è più faticoso, perché richiede impegno. Mi piacerebbe avere un insegnante. Lo farei per me, non per gli altri. La batteria è uno strumento meraviglioso. Il mio primo maestro veniva dalla musica classica, e mi ha fatto conoscere il jazz quando avevo appena 16 anni».

Che cosa ha imparato facendo l’attrice?
«Che a volte fai una cosa credendoci fino in fondo. Ma poi si rivela essere un errore. Altre volte, invece, fai una cosa senza avere troppe aspettative, e va benissimo. Quindi eccola, la più grande lezione di questo lavoro: niente è come sembra; niente è come pensi che sia».

Ha mai pensato di darsi alla regia?
«Tutti gli attori vogliono farlo, prima o poi. È come in un rapporto di coppia. A un certo punto, vuoi cambiare per preservarlo. Quando ero una ragazzina, era questo che volevo fare; volevo dirigere. Mi rendo conto che è un altro mestiere. Però sì: mi piacerebbe tantissimo».

https://www.imdb.com/name/nm3842427/

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Foto: Roberta Krasnig
Fonte articolo: VanityFair