«In Israele, al picco della terza ondata di Coronavirus, sono arrivati ad avere 750 casi settimanali di infezione su 100 mila abitanti. Vaccinando anche solo il 51% della popolazione, sono scesi a 88 casi su 9 milioni di abitanti. Quanto ci metteremo noi, onestamente non lo so. Ora siamo a 10 volte meno, ma dobbiamo raggiungere almeno questo obiettivo per avere un calo significativo dei contagi. Servono strategie innovative di roll out vaccinale». Il professor Carlo Torti, primario di Malattie infettive al Policlinico universitario di Catanzaro, commenta così per la rubrica I numeri in chiaro gli ultimi dati sull’evoluzione della pandemia nel nostro Paese.

Pandemia che, sempre secondo Torti, in Italia «ormai è una malattia endemica», perché le ondate sono in realtà «variazioni su uno zoccolo duro di casi» che rimane costante. E se «a novembre del 2020 il picco è stato raggiunto con 400 casi settimanali ogni 100 mila abitanti, il 17 marzo ne abbiamo avuti 266. Le vette quindi sono più basse, ma questa terza ondata ha un plateau che purtroppo si sta prolungando nel tempo». Anche i decessi restano più o meno stazionari e «questo livello di morti, attorno alle 400 vittime al giorno, continua a essere preoccupante».

La situazione non è tuttavia omogenea a livello nazionale. Spiega Torti: «Al Sud notiamo soprattutto la pressione sul sistema sanitario, anche se il numero dei casi qui non è così elevato. Ma in Calabria il tasso di positività è al 14%, molto alto rispetto alla media nazionale. Oggi i casi in valore assoluto sono 201, ma dal tasso si vede che l’infezione ha un’incidenza molto elevata». Sul fronte dei posti letto in area medica e in rianimazione, anche per quanto riguarda la mancanza di personale, «ci sono stati dei miglioramenti». Ma con un simile tasso di positività e i focolai che esplodono sul territorio «c’è bisogno di fare di più».

Sui monoclonali: «La macchina non si è ancora attivata»

La pressione si fa sentire e il professor Torti spera nell’arrivo il prima possibile degli anticorpi monoclonali per ridurre i ricoveri: «Liguria e Toscana hanno già cominciato, noi abbiamo ricevuto delle note dai vertici regionali, ma la macchina non si è ancora attivata». Ci sono ritardi anche nelle vaccinazioni. La Calabria con il 76% delle dosi somministrate sul totale di quelle ricevute è in fondo alla classifica. E se è vero che «esiste un gradiente Nord-Sud che favorisce il Sud per quanto riguarda il numero di casi, lo stesso non vale per il numero di positivi sui tamponi effettuati e non vale assolutamente per la pressione sul sistema sanitario».

Quando finirà la terza ondata, per il professore, dipende sostanzialmente da come ci comporteremo con la somministrazione dei vaccini. E in quest’ottica l’entrata in campo delle farmacie viene giudicata in maniera decisamente positiva: «Credo che in effetti devono esserci punti vaccinali il più possibile vicini alle persone, definendo con attenzione i criteri di priorità. Quando si è vaccinato il personale sanitario nei grossi presidi ospedalieri, certamente c’è stata un’adesione elevata. Ma avere queste “torri eburnee” e poi lasciare sguarnito il territorio non paga». Soprattutto in riferimento ai pazienti fragili, che da casa si spostano con difficoltà: «Mi vengono in mente le file delle scorse settimane a Reggio Calabria davanti al punto vaccinale, che all’epoca era l’unico. Se i punti sono diffusi sul territorio, la gente si vaccinerà con più facilità».

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