Lo scontro tra Zlatan Ibrahimovic e Romelu Lukaku andato in scena negli ultimi minuti del primo tempo della sfida di Coppa Italia tra Inter e Milan, vinta per 2-1 dai nerazzurri, rischia di avere conseguenze disciplinari per entrambi i calciatori. Il verdetto ufficiale su cosa si siano detti in campo arriverà dal giudice sportivo, una volta esaminato il referto dell’arbitro Paolo Valeri. Complice l’assenza di pubblico a San Siro per le restrizioni anti-Coronavirus, si è sentito chiaramente quasi tutto lo scambio. Resta da vedere se il giudice farà ricorso alle prove audio.

Il faccia a faccia

Prima Ibrahimovic ha provocato Lukaku, il quale ha “invitato” lo svedese a entrare negli spogliatoi per fare i conti («let’s go inside, you b**ch»). A quel punto Ibra ha ripetuto per tre volte: «Chiama tua madre, fate la vostra m***a di voodoo». E Lukaku ha reagito a muso duro: «Vuoi parlare di mia madre? Io voglio parlare della madre di Ibrahimovic. È lei la p****na!». Entrambi sono stati ammoniti (lo svedese è stato poi espulso per somma di gialli nel secondo tempo per un fallo di gioco, ndr).

Il riferimento al voodoo

Ma cosa c’entra il voodoo? Il riferimento è alle controverse dichiarazioni del presidente dell’Everton, Farhad Moshiri, ai tempi in cui l’attaccante belga militava in Premier League. Lukaku era vicinissimo a rinnovare il contratto, ma durante un rito voodoo in Africa sua madre avrebbe ricevuto il suggerimento di rifiutare e di firmare con il Chelsea. All’epoca Lukaku smentì tutto tramite il suo agente: «La decisione di Romelu non ha nulla a che fare con il voodoo. Lukaku è molto cattolico e il voodoo non fa parte della sua vita o delle sue convinzioni. Semplicemente non aveva più fiducia nell’Everton e nel progetto di Moshiri».

Il post di Ibrahimovic

Il 27 gennaio Ibrahimovic – che avrebbe apostrofato Lukaku chiamandolo “donkey” (asino) o secondo altri addirittura “monkey” (scimmia) – ha diffuso un messaggio sui social network: «Nel mondo di Zlatan non c’è posto per il Razzismo. Siamo tutti della stessa razza – siamo tutti uguali!! Siamo tutti giocatori, alcuni meglio di altri». Assieme a queste parole, lo svedese ha postato anche un video, che mostra due bambini di etnie diverse che si corrono incontro abbracciandosi.