Kamala Harris è ufficialmente la prima vice presidente donna, di origini indo-americane e giamaicane, della storia degli Stati Uniti. Quando ha sceso i gradini del Campidoglio, accompagnata dal marito Doug Emhoff, è stata accolta da un’ovazione e anche il vice presidente uscente Mike Pence ha applaudito. Harris ha giurato al cospetto di un’altra donna, la giudice della Corte suprema Sonia Sotomayor, tenendo in mano due copie della Bibbia: una di Regina Shelton, stretta amica di famiglia da lei considerata una «seconda madre»; l’altra di Thurgood Marshall, icona dei diritti civili e primo giudice afroamericano della Corte suprema.

Su Twitter, postando un video in cui ricorda la madre e il suo arrivo negli Stati Uniti, Harris ha scritto: «Sono qui oggi grazie alla donne che ci sono state prima di me e che mi hanno preceduto». E ha voluto ricordare le «generazioni di donne afroamericane, asiatiche, bianche, ispaniche, native americane» che hanno fatto la storia del Paese. Donne che «si sono battute per l’uguaglianza e per la libertà» e che «continuano a combattere per i loro diritti».