Il Garante Beppe Grillo e l’ex premier Giuseppe Conte sono sull’orlo di una crisi di nervi. L’ex premier e il fondatore del MoVimento 5 Stelle sono vicini alla rottura: la materia del contendere sono i poteri concessi al Garante nel nuovo Statuto che l’Avvocato del Popolo aveva preparato prima che scoppiasse la guerra con Rousseau. E così mentre Grillo pensa addirittura di negargli l’uso del simbolo (che è di sua proprietà), Conte torna ad accarezzare l’idea di un nuovo partito. Anche se per adesso la notizia viene smentita da fonti a lui vicine. E la scadenza delle elezioni comunali si fa sempre più pressante.

La guerra dei Beppe

Andiamo con ordine. Conte vuole eliminare dal nuovo Statuto del M5s l’articolo sui poteri del Garante che venne scritto dall’avvocato di fiducia di Grillo, Andrea Ciannavei, e prevedeva l’inamovibilità di fatto di Beppe e il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme. All’articolo 8 del vecchio statuto si legge, tra l’altro, che il Garante «è il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’Associazione. In tale spirito esercita con imparzialità, indipendenza ed autorevolezza le prerogative riconosciute dallo Statuto. In tale veste, oltre ai poteri previsti nel presente Statuto, al Garante è attribuito il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente Statuto. Il Garante è eletto mediante consultazione in Rete, all’interno di una rosa di candidati non inferiore a 3, che il Comitato di Garanzia propone avuto riguardo a figure che si siano distinte per il determinante contributo alla storia ed all’azione politica del Movimento 5 Stelle e dunque per la loro rappresentatività e statura morale». Così è un po’ troppo per Conte, che vorrebbe limare i poteri di Grillo. Che ovviamente non è d’accordo.

Il piano B di Conte: un nuovo partito e addio M5s

E siccome la situazione pare essere insanabile, ecco che Conte è tornato ad accarezzare l’idea di un partito suo. Del quale nelle scorse settimane era circolato anche il nome, Insieme, e che secondo alcuni sondaggi potrebbe arrivare al 10% dei consensi alle elezioni. Togliendo voti proprio ai grillini. Per questo tutti i big sono con l’Avvocato del Popolo e contro Beppe. Ma anche per un altro motivo: il superamento della regola dei due mandati. Sul quale Conte si è mostrato in più occasioni possibilista. Mentre Grillo da quell’orecchio non ci vuole proprio sentire. Tanto che un’ipotesi che circola è che i big grillini possano transitare tutti insieme nel nuovo partito di Conte. E Grillo invece sarebbe pronto ad arrivare a Roma per sparigliare e togliere la fiducia a Giuseppi.

Nel frattempo ieri a Cagliari si è chiusa la partita del curatore speciale del Movimento e della sua rappresentanza legale. La consigliera regionale Carla Cuccu ha vinto: il comitato di garanzia M5s, che aveva già annullato la sua espulsione, ha provveduto a cassare anche la sua sospensione. «Il tutto – scrivono gli avvocati Lorenzo Borré e Patrizio Rovelli in una nota – a evidente riprova che la nostra assistita ha sempre tenuto una condotta irreprensibile conforme al codice etico». Si chiude così un caso che avrebbe potuto diventare un pericoloso precedente. Ma vista l’aria che tira, non è detto che a breve non se ne aprano altri. Ancora più pericolosi.