Lei si chiama Emanuela Loi, ha 28 anni, vive in Sardegna, a Monastir, e da oggi inizierà il corso per allievi agenti della Polizia di Stato. Lei è soprattutto la nipote di Emanuela Loi, la prima donna della Polizia di Stato a morire in servizio il 19 luglio 1992. Una giornata che è, in realtà, una ferita ancora aperta per il nostro Paese: in quel maledetto giorno, nella strage di via d’Amelio, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della scorta, tra cui appunto Emanuela Loi.

«Dovevano chiamarmi Azzurra, poi hanno scelto il nome di mia zia»

«Voglio continuare la sua missione, quella che lei non ha finito di svolgere perché la mafia non gliel’ha permesso. Mia zia ha dato la vita per difendere lo Stato», ci ha detto Emanuela che, in realtà, non ha mai conosciuto la zia perché morta quattro mesi prima della sua nascita. «Dovevano chiamarmi Azzurra, alla fine hanno scelto di chiamarmi proprio come lei, Emanuela. Un onore per me che sono cresciuta andando a tutti gli anniversari, ai convegni sulla mafia. L’ho sempre sentita parte della mia vita e questo risultato è merito suo. I miei genitori mi hanno sempre detto che Emanuela era una ragazza solare, sempre sorridente. Grazie a lei, giorno dopo giorno, ho maturato un profondo senso di attaccamento allo Stato», ci ha spiegato.

«Combattere la mafia? Non mi tirerei indietro, vorrei lavorare nella Squadra Mobile»

«Se mi chiedessero di combattere sul campo la mafia? Non mi tirerei indietro, certo. Falcone e Borsellino per noi giovani sono un modello e noi poliziotti abbiamo un compito importante. Dobbiamo essere sempre in prima linea, stare accanto alla gente e aiutarla nei momenti di difficoltà», ha dichiarato. Emanuela Loi, dunque, ha le idee chiare: non vuole stare dietro a una scrivania. È già pronta per la Squadra Mobile ma prima dovrà affrontare un corso di 6 mesi – che inizia appunto oggi – e che si divide in due fasi, una telematica e una fisica. Dovrà anche trasferirsi, per 2 mesi, ad Alessandria così da «apprendere le tecniche operative». Poi, dopo un tirocinio di 4 mesi, diventerà a tutti gli effetti una poliziotta. Proprio come la zia.

Per lei, però, la difficoltà è doppia: «Ho una bambina di 6 anni. Per una madre non è semplicissimo allontanarsi dalla propria figlia ma sono certa che i sacrifici saranno ripagati». Sua madre, tra l’altro, è venuta a mancare 11 anni fa mentre suo padre, «orgoglioso e soddisfatto per la sua scelta», è anche lui un poliziotto. Un uomo di Stato. «La mafia si sconfigge con l’educazione, dobbiamo responsabilizzare i nostri ragazzi, per questo andiamo a parlare nelle scuole, l’educazione alla legalità è fondamentale», ci dice.

«Sono stata esclusa dal concorso di Polizia, una battaglia durata 4 anni»

Ma raggiungere questo risultato per Emanuela Loi non è stato affatto semplice. Ci sono voluti 4 anni per vedere realizzato il suo sogno. «Era il 2017 – ci racconta – quando partecipai al concorso per entrare nella Polizia di Stato. Avevo tutti i requisiti per farlo, compreso il limite di età fissato a 30 anni. Poi, all’improvviso, applicando in maniera retroattiva una legge che aveva abbassato il limite d’età per accedere ai concorsi in Polizia (l’allora ministro dell’Interno era Matteo Salvini, ndr), hanno deciso di escludere dal concorso tutti coloro che avevano più di 26 anni. Così, in corso d’opera. Un’ingiustizia. A quel punto, io e tanti altri (circa 455 candidati, ndr), abbiamo fatto ricorso al Tar, lo abbiamo vinto, e alla fine, in estate, con il decreto rilancio, il governo ha fatto un emendamento ad hoc che ha sanato questa situazione consentendo anche a noi, idonei con riserva, di accedere al corso per diventare agenti di Polizia». Tra mille peripezie, dunque, alla fine Emanuela Loi ce l’ha fatta: «Dedico a mia zia questa vittoria, spero che lei sia orgogliosa di quello che sono diventata».

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