La passione per la scrittura è nata per caso, nel 2017, diventando subito una vera e propria necessità, un bisogno, una fonte di arricchimento interiore e di crescita personale.

Ho sempre avuto dentro di me un fuoco che voleva venir fuori e che ha trovato il canale migliore per farlo. La scrittura è il cratere del mio vulcano interiore.

Cerchiamo di conoscere meglio l’autrice.

Ciao Roberta, grazie per l’intervista. Partiamo a razzo. Chi è veramente Roberta Capriglione?

Se vuoi sapere chi sono, cercami tra le sfumature dei miei personaggi. L’ho scritto nel mio primo libro e lo confermo. Quando si parla di me, sono estremamente riservata. Nella vita quotidiana decido io che immagine dare di me stessa, ecco perché sono così camaleontica. Sono pochi quelli che mi conoscono un po’ più a fondo perché non ho interesse a scoprirmi. Quando scrivo, invece, mi spoglio di ogni barriera. Ovviamente i romanzi non sono il mio diario segreto, tutt’altro. Semplicemente mi sento più libera di esprimere la mia visione della vita e di buttare giù riflessioni un po’ più profonde su determinate situazioni. Ogni personaggio rispecchia una mia caratteristica oppure esprime un modo di pensare simile al mio. La somma dà il totale.

Le situazioni che descrivi, invece, sono reali o frutto della fantasia?

Prendo sempre spunto da qualcosa. Ho il dono dell’empatia, quindi tutto quello che vedo, sento e percepisco, viene interiorizzato, rielaborato e messo nero su bianco tra le pagine dei libri. Ci sono esperienze, stati d’animo e parole sentite da persone vicine. Alcuni fatti invece riguardano me in prima persona, come per esempio la mania (ossessione) di andare per prati a cercare coccinelle, o la passione per l’arte, giusto per citare i più evidenti.

In entrambi i tuoi romanzi parli di rinascita. Come mai sei particolarmente legata a questo tema?

C’è sempre un punto nella vita in cui si dice: stop, si riparte; uno spartiacque, un bivio. La staticità non porta da nessuna parte, se non all’annichilimento dell’essere umano. Quando invece si è costretti ad affrontare le sfide, quelle vere, allora si crea il terreno fertile per migliorare e per crescere. Solo sul campo di battaglia si può imparare a combattere e a diventare più forti. Vince chi non si arrende, e chi non si arrende supera il livello di quel magico videogame chiamato vita. La rinascita è proprio questo e, in certo senso, anche il motivo per cui siamo qui. La possibilità è data a tutti, ma non tutti sono in grado di comprendere.

Quali sono i consigli che daresti a chi vuole intraprendere la strada della scrittura?

L’ho detto diverse volte e lo ripeterò fino all’infinito: umiltà e consapevolezza dei propri limiti. Ciò non vuol dire non avere ambizione, ma rimanere sempre con i piedi per terra. Tutti scrivono, tutti pubblicano (soprattutto con l’avvento delle piattaforme di self publishing), ma non basta buttare giù un testo di 150 cartelle per considerarsi uno scrittore. Io ho scritto il primo romanzo per un’esigenza personale, poi ho provato a inviare il manoscritto a diverse case editrici e ho ricevuto risposte positive dalla maggior parte di esse. Allora mi sono detta: può andare, proviamoci! Con il secondo romanzo è successo lo stesso. Se non avessi ricevuto le conferme da parte degli esperti del settore avrei cambiato strada, senza dubbio. Inoltre continuo a documentarmi, a trovare il modo per migliorare e per inventare nuove strategie. Sono critica, severa, intransigente e poco avvezza a lasciarmi andare a facili entusiasmi.

Quindi, vista la tua esperienza non sei favorevole alla pubblicazione in self publishing?

Ho voluto testare questo universo per capirne le dinamiche e perché chi lavora nel settore deve assolutamente avere una conoscenza a 360 gradi di quello che gli succede intorno. Per fare una scelta bisogna avere bene in testa il quadro generale.  Con il vento a favore era già stato pubblicato, apprezzato e premiato, quindi si prestava perfettamente al mio scopo. Non pubblicherei mai un nuovo lavoro sulle piattaforme self. Rispetto chi lo fa e adesso ho il quadro completo per comprendere le ragioni, però per quanto mi riguarda l’esperimento può ritenersi concluso.

Progetti per il futuro?

Tanti, sia a breve che a lungo periodo. Il fatto di essere padrona della mia professione mi concede anche la libertà di cambiare i piani come e quando voglio, quindi non è il caso di parlarne. Costruisco passo dopo passo il sentiero del mio cammino. Quello che posso dire è che la strada sarà costruita a regola d’arte.