Il 30 dicembre in omaggio con il quotidiano il secondo volume della serie sui maestri dell’arte. Le sfumature del Rinascimento nei capolavori del pittore presentati dal critico

La grande bellezza di Sandro Botticelli è, in fondo, una grande bellezza imperfetta. Imperfetta perché piena di allusioni, di sottintesi, molto cerebrale e, per tutto questi motivi, così estremamente attuale da aver affascinato e ispirato superstar della modernità come René Magritte, Andy Warhol, Jeff Koons, David LaChapelle, Yin Xin.

Un’ipotesi, quella della modernità di Botticelli, che la grande mostra nella primavera-estate del 2016 al Victoria and Albert Museum di Londra ha dimostrato con estrema evidenza. La mostra traeva ispirazione dal Ritratto di Esmeralda Brandini, realizzato da Botticelli nel 1474 e conservato al Victoria and Albert: un ritratto che, per la particolare tinta rossa dei capelli della donna, aveva portato gli esperti a credere che il quadro fosse stato modificato nell’Ottocento dal suo vecchio proprietario Dante Gabriel Rossetti (anche lui innamorato di Botticelli), per poi scoprire che la scelta di quel colore era invece proprio di Botticelli.

La sua celebratissima Nascita di Venere (che avrebbe più tardi ispirato anche Dolce & Gabbana per un meraviglioso abito lungo sui toni dell’azzurro), la sua universale Primavera (al pari delle forse meno note, ma ugualmente stupefacenti Storie di Nastagio degli Onesti e Calunnia) sono tra le opere più famose nel canone dell’arte occidentale, oltre che tra le piu viste e fotografate nei musei, sia che si tratti degli Uffizi, del Louvre, dell’Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston. Ma non sono (e questo lo sapeva bene Philippe Daverio, curatore del volume domani in edicola con il «Corriere») opere tradizionali, in qualche modo antiche. Al contrario dimostrano un’incredibile attualità, formale e «cerebrale»: l’attualità della Giuditta, di Pallade e il Centauro, del Compianto sul Cristo Morto, della Natività mistica.

Le ninfe, le dee, le Madonne, i santi, gli eroi, i nobili di Botticelli popolano la nostra immaginazione come simboli della rinascita della scienza, dell’arte e della letteratura in una citta, la Firenze di Lorenzo il Magnifico, che stava letteralmente gettando le basi per il mondo moderno. Eppure una sottile malinconia sembra sempre nascondersi dietro quei magnifici scenari, oltre quelle danze d’angeli e di rose, al di là di quelle auliche rappresentazioni di amori e virtù. Quasi che l’artista fosse riuscito a coglierne i sintomi del prossimo tramonto. Quasi che Botticelli avesse perfetta consapevolezza della caducità di quell’universo.

«Nell’immaginario popolare, nessun altro pittore evoca l’età dell’oro del Rinascimento fiorentino con più forza di Sandro Botticelli»: così Christopher Apostle, direttore dell’Old Masters Painting Department di Sotheby’s, racconta la bellezza e l’importanza di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (1445-1519), figlio di un conciatore di pelli, originariamente destinato (secondo il Vasari) a essere orafo, strada che abbandonerà una volta diventato apprendista di Fra Filippo Lippi (varie ipotesi fanno derivare il soprannome dalla robusta costituzione del fratello Antonio, detto «Botticello», o da un’alterazione del nome della professione del fratello Giovanni che è orafo, a Firenze chiamato «battigello»).

«È nei ritratti, tuttavia — aggiunge Apostle — che Botticelli rivela tutta la sua potenza innovatrice», raffigurando i suoi soggetti nella seconda metà del XV secolo con immediatezza e intuizione senza precedenti, decenni prima che Leonardo da Vinci dipingesse Monna Lisa. Così quando a fine gennaio proprio da Sotheby’s a New York andrà all’asta uno dei rarissimi ritratti di Botticelli in mano private (il Giovane uomo con un tondo) logico che la stima di partenza sia estremamente sostanziosa: 80 milioni di dollari. Al pari del Ritratto di Adele Bloch-Bauer II di Gustav Klimt (venduto nel 2006 per 87,9 milioni di dollari) e del Ritratto del dottor Gachet di Van Gogh (venduto nel 1990 per 82,5 milioni di dollari).

Proprio quel Giovane uomo rappresenta una sintesi pittorica praticamente perfetta degli ideali, della magia e della bellezza della Firenze rinascimentale dove, per la prima volta dall’antichità, l’individuo e la figura umana appaiono al centro della vita e dell’arte. Eppure, nonostante tutto ciò che incarna il Rinascimento fiorentino, il dipinto è moderno senza tempo nella sua semplicità assoluta.

Alla vigilia delle celebrazioni per i 700 anni di Dante, a testimoniare l’eterna modernità di Botticelli non va dimenticato che tra le ultime sue imprese ci sono anche le illustrazioni per la Divina Commedia, serie che non fu mai completata. Botticelli che avrebbe assimilato le tendenze umanistiche dei suoi mecenati, che avrebbe fatto echeggiare le ottave del Poliziano nei suoi dipinti, che avrebbe interpretato i testi classici, non amava leggere, ma avrebbe amato con passione la Commedia, trasformando anche lui (come Michelangelo), Dante in un modello.

Cinquanta volumi. Il nuovo libro in abbonamento gratuito con il giornale

Il secondo volume della serie Philippe Daverio racconta esce il 30 dicembre gratuitamente in edicola con il «Corriere della Sera» ed è dedicato a Botticelli. La collana, aperta da Monet (titolo in edicola oggi, gratis con il quotidiano) raccoglie 50 monografie sui più grandi maestri dell’arte ed è curata dallo storico e critico Philippe Daverio (1949-2020). Tutte le uscite successive saranno invece in edicola con cadenza settimanale — dal 5 gennaio con Raffaello — al prezzo di e 5,90 più il costo del «Corriere». Il secondo volume della collana presenta uno dei maggiori artisti del nostro Paese, Sandro Botticelli (Firenze, 1445-1510). Nato con il nome di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, passa alla storia come Botticelli per aver lavorato da giovanissimo (secondo la testimonianza di Giorgio Vasari), presso la bottega di un maestro orafo, Botticello (altre testimonianze collegano il soprannome a uno dei due fratelli dell’artista). Nel volume sono analizzate alcune delle opere del maggiore artista della cultura fiorentina sotto Lorenzo il Magnifico, come Madonna col Bambino e san Giovannino (Madonna del roseto), 1468, oggi al Louvre di Parigi; o la celebre Nascita di Venere (1482-83; conservata agli Uffizi di Firenze). La collana rende omaggio al grande divulgatore scomparso lo scorso settembre; nella sua lunga carriera Daverio è stato anche docente a Palermo e a Milano; assessore a Milano con deleghe, tra le varie, alla Cultura e all’Educazione; direttore della rivista «Art e Dossier» e autore e conduttore televisivo di programmi come Passepartout. Tra le prossime uscite: Raffaello (5 gennaio); Caravaggio (12 gennaio). (j. ch.)

La copertina del volume di Philippe Daverio su Botticelli