Trecento operatori sanitari e medici di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova hanno presentato lo scorso 22 giugno 52 pagine di ricorso al Tar di Brescia, chiedendo l’annullamento del provvedimento che farà scattare la sospensione professionale se non si sottoporranno alla vaccinazione anti-Covid. Dal canto loro, i professionisti medico-sanitari sostengono che il ricorso non rappresenti «una battaglia no-vax, ma una battaglia democratica: qui si obbliga una persona a correre un rischio, altrimenti gli viene impedito di svolgere la professione». Ed è proprio sull’esercizio dei requisiti per esercitare l’attività professionale che si concentra la critica del dottor Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). «Ai colleghi e agli operatori sanitari che hanno avviato un ricorso contro l’obbligo vaccinale al Tar di Brescia, ricordo che la Corte Costituzionale afferma che non si tratta di un obbligo, ma di un requisito per esercitare la professione sanitaria – precisa Anelli in un’intervista all’Adnkronos -. Ovviamente, nel momento in cui il requisito è vaccinarsi, i professionisti devono decidere: se vogliono fare i medici si devono vaccinare».

Anelli: «Un medico che non crede ai vaccini è come un ingegnere che non crede alla matematica. Come si fa?»

E il presidente di Fnomceo ribadisce: «Un medico che, ideologicamente, fa le battaglie contro il vaccino va incontro a un procedimento disciplinare». Una situazione paradossale, a tratti inspiegabile, a detta di Anelli: «Un medico che non crede ai vaccini è come un ingegnere che non crede alla matematica. Come si fa?». Quanto al ricorso presentato per l’annullamento dell’obbligo vaccinale, Anelli si dice convinto che questo rappresenti «più un modo per prendere tempo che per arrivare alla cancellazione dell’obbligo, giuridicamente molto ben definito». Ma il presidente dell’Ordine dei medici precisa: «I medici che hanno fatto ricorso rappresentano una sparuta minoranza». Certo, «questo non vuol dire che non ci sia un problema, ma è limitato nei numeri». Insomma, salvo alcune centinaia di operatori medico-sanitari, la maggior parte di questi non obietta sull’utilità del vaccino anti-Covid, non solo per poter continuare a svolgere la propria professione, ma anche a tutela dei propri pazienti.

Foto in copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI