L’assessore alla Sanità Roberto Barmasse è appena uscito dall’unità di crisi regionale. Una riunione d’urgenza alla luce della decisione del governo di inserire la Valle d’Aosta – 124 mila abitanti – in zona rossa. L’unica regione d’Italia: altre cinque sono in fascia arancione, tutte le altre in giallo. «Un’assurdità, è paradossale. Passiamo in fascia rossa per 15 tamponi positivi nonostante la nostra situazione sanitaria sia buona. I numeri dell’occupazione dei posti letto nei reparti Covid e nelle terapie intensive sono da zona gialla. Nel primo caso siamo al 20 per cento dell’occupazione. Figuratevi che abbiamo solo 8 pazienti in rianimazione su 33 posti disponibili. Il rischio di trasmissione del virus resta basso», spiega a Open.

Cosa sta succedendo in Valle d’Aosta

La Valle d’Aosta, infatti, passa in zona rossa con 265 casi ogni 100 mila abitanti. «Con 15 tamponi in meno rischieremmo di passare addirittura in zona gialla. Tutto questo mi sembra davvero assurdo. Se valutiamo così, coi paraocchi, diventa molto difficile. L’aspetto positivo, però, c’è: infatti, avendo un solo parametro da zona rossa (ovvero il numero di casi per 100 mila abitanti, ndr), questo potrà essere rivisto dopo una settimana, non due», spiega l’assessore. E ancora: «Abbiamo chiesto al ministero che venga fatta una valutazione globale. Questi automatismi andrebbero rivisti, altrimenti si rischia di penalizzare regioni come la nostra per un solo parametro. Tutti gli altri, compreso l’indice Rt, sono ottimi». Insomma, «bastano pochi numeri per farci risultare molto bravi o molto cattivi».

Cosa dicono i numeri

I dati dell’ultimo bollettino della Protezione civile parlano di 36 ricoverati con sintomi, 8 pazienti in terapia intensiva di cui 2 ingressi del giorno, 705 persone in isolamento domiciliare, 749 attualmente positivi. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 48 contagi a fronte di 717 tamponi effettuati.

Il provvedimento che chiederà la riapertura delle attività commerciali

A questo si aggiunge che «la Valle d’Aosta confina, oltre che con la Svizzera e con la Francia, anche con il Piemonte. Noi rossi, gli altri tutti gialli. Senza considerare che molti, che abitano ad esempio in Lombardia, hanno le seconde case qui da noi». Per questo motivo la Regione starebbe pensando a un nuovo provvedimento “estensivo”, che renderebbe più soft la zona rossa: «Ma non per follia ma per i parametri ottimi che abbiamo». Si chiederà, insomma, di mantenere aperte le attività commerciali, come in zona arancione, quindi dai negozi ai parrucchieri. Bar e ristoranti, invece, continueranno con asporto e consegne a domicilio. Già ieri la Valle d’Aosta aveva mandato al governo «una richiesta ufficiale in cui si chiedeva una valutazione più accurata tenendo conto dell’andamento generale». Richiesta che, a quanto pare, è rimasta inascoltata.

Foto in copertina: ANSA/GIROD BENOIT