Il bullismo e i social, un binomio che negli ultimi anni ha intensificato la circolazione di video di violenza tra giovani. L’ultimo caso finito al centro della cronaca è si è verificato a Roma, dove una 12enne affetta da disabilità è stata picchiata da alcune coetanee e ripresa mentre subiva il pestaggio in un parco della zona a Nord della Capitale. «Un episodio che conferma l’aumento delle riprese di questi video», afferma Giovanna Pini, pedagogista e presidente del Centro Nazionale contro il Bullismo, l’organizzazione che da 20 anni si occupa di sensibilizzare ragazzi e genitori sul tema attraverso progetti nelle scuole e servizi di supporto psicologico e legale alle vittime. «Il caso registrato a Roma ci è stato segnalato dalla preside della scuola frequentata dalla ragazza», racconta Pini, «ed è stato denunciato a noi dalla mamma che non sapeva a chi rivolgersi».

«Servono pene precise e progetti con i ragazzi»

Il video dell’aggressione è stato postato dagli autori su Instagram, in una diretta dove si vede la vittima circondata dal gruppo di coetanei intenti a fomentare il pestaggio. «I casi devono essere segnalati e soprattutto puniti nelle diverse forme», afferma Pini, «anche perché non c’è soltanto il bullo, ma anche chi riprende il video e incita al gesto». Per contrastare il fenomeno del bullismo, «che non si è mai arrestato e si è intensificato con la pandemia da Coronavirus», il Centro offre aiuto e organizza ogni martedì delle dirette proprio su Instagram dove partecipano ragazzi di ogni età. «Un modo per raggiungere e aiutare il più possibile i ragazzi anche attraverso i social che spesso sono il luogo dove circolano questi contenuti», spiega Pini. Durante l’ultimo anno, spiega, hanno ricevuto «oltre un centinaio di mail». «Il problema più grande che ci troviamo di fronte è che le vittime spesso non parlano – dice -, succede per vergogna o per l’omertà che si crea nei contesti di gruppo o di scuola che vivono. Il fenomeno del bullismo è trasversale e continuo, non c’è una concentrazione in determinati luoghi, né un’estrazione sociale specifica: oggi riceviamo inviti da scuole elementari, segno che il fenomeno non ha neppure confini anagrafici».

Da bulli a operatori sociali

Il supporto che il Centro fornisce non è riservato soltanto alle vittime di bullismo. Attraverso i progetti nelle scuole, in particolare, sono gli stessi bulli a emergere e a rendersi conto del proprio comportamento. «Durante gli incontri nelle classi è capitato che qualcuno alzasse la mano ammettendo di essere un bullo e di sbagliare. E che aveva un problema. Si tratta di ragazzi che nella maggior parte dei casi hanno problematiche in casa. Nelle stesse dirette sui social che facciamo ogni martedì riceviamo messaggi nel direct anche da bulli che capiscono di dover risolvere un problema. In passato, alcuni di loro sono diventati informatori del Centro e hanno aiutato sia chi subisce abusi, sia chi li commette». Per l’impegno contro il fenomeno e i servizi sociali offerti, il Centro ha ricevuto diversi riconoscimenti istituzionali, l’ultimo nel 2019, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insignito l’organizzazione della Medaglia per la prevenzione contro il bullismo. «È un riconoscimento di cui andiamo fieri, ma per ridurre i casi», conclude Pini, «va compreso a tutti i livelli che il fenomeno del bullismo è extra-episodico».