Più di 100 città e decine di migliaia di manifestanti. Nella giornata di ieri, 23 gennaio, i cittadini russi sono scesi in strada per protestare contro l’arresto di Alexei Navalny, l’attivista tornato in Russia la scorsa settimana dopo un tentativo di avvelenamento che l’ha costretto a una lunga convalescenza in Germania. Dopo la giornata di proteste, e le migliaia di arresti, il Cremlino ha accusato l’ambasciata americana a Mosca di interferenze. Il portavoce della presidenza, Dmitry Peskov, ha criticato in particolare un comunicato in cui venerdì la sede diplomatica invitava i cittadini statunitensi ad evitare le aree dove si svolgevano le proteste, indicandole nei dettagli. «Indirettamente, si tratta assolutamente di una interferenza negli affari interni», ha affermato il portavoce. Intanto, le stime ufficiali diffuse dal ministero dell’Interno portano a 4 mila il numero delle persone riunitesi a Mosca per chiedere il rilascio di Navalny. Ma alcuni media russi portano invece il numero tra i 15 mila e i 50 mila.

L’organizzazione indipendente OVD-Info, che monitora gli arresti nel Paese, ha invece riferito di 3.512 persone fermate in 123 città. Tra queste, anche la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, e l’avvocato dell’attivista: Lyubov Sobol. I video fatti circolare sui social media vedono Sobol portata via dalla polizia mentre risponde alle domande di un gruppo di giornalisti. Una donna di 54 anni sarebbe invece stata presa a calci nello stomaco da gruppo di poliziotti. La vittima, Margarita Yudina, si trova ora in ospedale. Un episodio su cui il ministero degli Affari interni ha detto di aver aperto un’inchiesta. Un’altra donna, Anastasia Afanasyeva, è invece stata picchiata a San Pietroburgo dopo essersi presentata nella piazza del Senato per una protesta solitaria.

Intanto, da tutto il mondo sono arrivati messaggi di condanna ai metodi usati da Mosca. Distanziandosi immediatamente con la political del suo predecessore, gli Stati Uniti hanno condannato e definito brutali i metodi della polizia russa contro i manifestanti. «Chiediamo alle autorità russe di rilasciare tutte le persone detenute per aver esercitato i loro diritti universali», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, chiedendo anche il rilascio immediato dell’attivista.

Foto copertina: EPA/MAXIM SHIPENKOV