Le proteste previste per domani 23 gennaio contro l’arresto di Alexei Navalny, fermato non appena è atterrato in Russia dalla Germania dopo un avvelenamento per il quale sono sospettati i servizi segreti russi, per il Cremlino sono inammissibili. «La posizione può essere una sola: in favore della necessità incondizionata del rispetto della legge, dell’inammissibilità dell’organizzazione di azioni illegittime e soprattutto di inviti a farvi partecipare giovani, bambini e così via», dice il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, secondo quanto riporta l’agenzia Interfax.

Pugno duro anche sul web

La promessa è quella del pugno duro: la polizia di Mosca ha già fatto sapere – scrive ancora Interfax – che intende bloccare i tentativi di organizzare delle proteste di massa a supporto di Navalny. «I tentativi di organizzare un evento pubblico non autorizzato nonché eventuali azioni provocatorie da parte di chi vi partecipa verranno considerati come una minaccia all’ordine pubblico e saranno immediatamente repressi».

E l’offensiva passa anche per internet, dato che, a detta di un comunicato del servizio stampa Roskomnadzor (l’autorità per le Telecomunicazioni), i social network «stanno rimuovendo» le informazioni «rivolte ai minori» sulla partecipazione a manifestazioni non autorizzate, quindi sull’appello lanciato dallo stesso Navalny a scendere in piazza, «sulla base della richiesta dell’Ufficio del procuratore generale e delle notifiche dell’autorità per le Telecomunicazioni».

Michel chiama Putin

Fin dal fermo di Navalny il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha preso posizione chiedendo l’immediata liberazione del dissidente. Richiesta reiterata oggi un una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. «Ho ribadito che l’Ue è unita nella sua condanna per la detenzione di Alexey Navalny e ne chiede l’immediata scarcerazione», scrive Michel su Twitter. «La Russia deve fare immediatamente un’indagine completa e trasparente sul tentativo di uccidere» Navalny. Michel, secondo una nota del Consiglio, ha riportato a Putin la «seria preoccupazione nell’Ue e negli Stati membri per i recenti sviluppi ed ha chiesto di rispettare in pieno ed in modo incondizionato i diritti di Navalny».

Navalny isolato in carcere

Nel frattempo la legale di Navalny, Olga Mikhailova, ha detto alla testata online Meduza che al suo assistito, detenuto dal 18 gennaio nel carcere Matrosskaya Tishina, non vengono consegnate le lettere. «Non ha ricevuto nessuna lettera, nessuna, sono vietati gli incontri coi familiari e le consegne di oggetti, questo a causa della pandemia», dice l’avvocata. Navalny dunque «si trova in un vuoto informativo». Intanto la controffensiva russa contro i dissidenti chiamati in piazza da Navalny non si ferma.

Dopo il fermo di ieri di una delle più strette collaboratrici di Navalny, la legale del Fondo Anticorruzione Liubov Sobol, la polizia ha fermato a Mosca anche la portavoce del dissidente, Kira Yarmish, e Gheorghi Alburov, che lavora per il dipartimento investigativo della Fondazione. Per Yarmish, il tribunale distrettuale Saviolovsky di Mosca ha disposto l’arresto per 9 giorni: è accusata di organizzazione di manifestazioni non autorizzate. Non ha aperto la porta agli agenti che si sono recati a casa sua, ma è stata in seguito fermata dopo l’arrivo del suo avvocato. Il suo appartamento sarebbe poi stato perquisito.

In altre zone della Russia risultano fermati anche la coordinatrice degli attivisti di Navalny nella regione di Krasnodar, Anastasia Panchenko, e un

volontario dell’oppositore a Kaliningrad. Vladlen Los, di origine bielorussa e anche lui collaboratore del Fondo anticorruzione, ha fatto sapere che le autorità gli hanno intimato di lasciare la Russia entro il 25 gennaio e di non tornare fino al 27 novembre 2023, cioè per quasi tre anni.

In copertina EPA/SERGEI ILNITSKY | L’oppositore russo Alexei Navalny scortato fuori dalla stazione di polizia a Khimki, fuori Mosca, Russia, 18 gennaio 2021.