La polemica sui viaggi all’estero in piena pandemia di Covid-19 non accenna a placarsi. La protesta è quella di albergatori e operatori turistici ma anche di congiunti fuori regione, al momento ostaggio di restrizioni valide almeno fino al 30 aprile: spostarsi fuori regione no, viaggiare all’estero per turismo sì. Una contraddizione che fa storcere la bocca a molti e che in periodo di feste si fa particolarmente stridente. Baleari, Madrid, Svezia, ma anche Germania, Grecia e Norvegia sono alcune delle mete verso cui non è necessario motivare lo spostamento. E cosi nel bel mezzo della polemica arriva la nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza con l’obiettivo di regolare gli arrivi e i rientri dall’Unione europea. La priorità è mantenere sotto controllo la curva epidemiologica. La libertà sui viaggi concessa dal Dpcm del 2 marzo firmato da Mario Draghi deve convivere, soprattutto nei giorni di vacanze pasquali, con il rischio imponente di diffusione del virus.

«Starà alla responsabilità individuale rispettare i 5 giorni di chiusura»

Una delle due principali disposizioni dell’ordinanza ministeriale è quella riguardante la quarantena di 5 giorni per tutti coloro che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni prima dell’ingresso in Italia in uno Stato dell’Ue. «Ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19 è fatto obbligo di sottoporsi, a prescindere dell’esito del tampone, a un periodo di cinque giorni di quarantena presso l’abitazione o la dimora» si legge nel testo. La segnalazione dovrà essere fatta alla propria Azienda sanitaria territoriale. Nessun sistema di controllo viene menzionato, nessuna garanzia di monitoraggio delle quarantene.

Il tracciamento è ormai naufragato e il pericolo di diffusione del virus oggi è reso ancora più insidioso dalle varianti. Alla luce di uno scenario simile, le regole che dovrebbero rendere i viaggi all’estero perfino più sicuri degli spostamenti tra regioni non diminuiscono invece il rischio contagio. Da parte del Ministero nessun tipo di rassicurazione in merito. Raggiunto da Open lo staff del ministro Speranza conferma l’assenza di uno specifico meccanismo di controllo sul periodo di quarantena obbligatoria per i viaggio all’estero: «Starà alla responsabilità individuale rispettare i 5 giorni di chiusura, ci affidiamo al buon senso delle persone così come abbiamo sempre fatto». Il pericolo è che le quarantene non vengano rispettate e le infezioni aumentino.

«Per i tamponi nessun monitoraggio aggiuntivo»

L’altra direttiva importante riguarda i tamponi. Secondo il documento diffuso dal ministero valido fino al 6 aprile i tamponi obbligatori da fare al rientro saranno due. All’arrivo nel Paese europeo in questione sarà l’hub aeroportuale a eseguire il test dopo l’atterraggio. Stessa cosa al rientro in Italia. A questo punto, al test effettuato in aeroporto seguiranno i 5 giorni di quarantena, alla fine dei quali dovrà essere eseguito un altro tampone, antigenico o molecolare. Su questo secondo test, di nuovo, le incertezze dei controlli.

Non sarà più l’hub aeroportuale a preoccuparsene, il cittadino potrà scegliere dove andare. Anche in questo caso l’ordinanza sembra non aggiungere nulla. «Se serve il cittadino consegnerà l’esito del tampone al datore di lavoro per poter riprendere l’attività», dicono dal Ministero rispondendo alla domanda sui controlli previsti per il tampone post quarantena. «A quel punto crediamo che l’azienda stessa si possa mettere in contatto con l’Asl ed eventualmente segnalare». Le direttive del ministero dunque aumentano le regole da seguire, ma i controlli rimangono gli stessi.

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